Le piccole intese dei contabili

Il governo ieri stava elaborando un nuovo emendamento sulle aliquote Tasi, la tassa sui servizi indivisibili, da presentare probabilmente come emendamento al decreto Imu-Bankitalia in Senato. La Tasi originariamente doveva costituire il prezzo fiscale di servizi municipali che danno un beneficio speciale agli immobili (come pulitura, manutenzione e illuminazione delle strade, servizi di polizia municipale) e quindi commisurarsi al loro costo, ma ha perso tale natura perché si basa adesso sui valori catastali, esattamente come l’Imu.
17 AGO 20
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Il governo ieri stava elaborando un nuovo emendamento sulle aliquote Tasi, la tassa sui servizi indivisibili, da presentare probabilmente come emendamento al decreto Imu-Bankitalia in Senato. La Tasi originariamente doveva costituire il prezzo fiscale di servizi municipali che danno un beneficio speciale agli immobili (come pulitura, manutenzione e illuminazione delle strade, servizi di polizia municipale) e quindi commisurarsi al loro costo, ma ha perso tale natura perché si basa adesso sui valori catastali, esattamente come l’Imu. Aumentando l’aliquota massima della Tasi al 3,5 per mille contro il 2,5 del testo della Legge di stabilità, essa può tassare le abitazioni principali, ora esonerate dall’Imu, con una pressione equivalente, dato che l’aliquota Imu per esse era generalmente il 3,6 per mille con detrazioni per le case di minor valore e per figli a carico. I comuni potrebbero così recuperare i 3,8 miliardi con l’esonero dall’Imu della prima casa. Ma la Tasi colpisce anche le altre unità immobiliari e, ipotizzando un livello massimo di Imu più Tasi disposto dal governo all’11,6 per mille (contro il 10,6 vigente), essa può dare ai comuni altri 4 miliardi di gettito.
A ciò si aggiunge l’aumento della Tassa per i rifiuti urbani, ora denominata Tari, che teoricamente dovrebbe commisurarsi alla quantità e qualità dei rifiuti, con parametri approssimativi decisi dai regolamenti comunali, per coprire per intero il costo del servizio. Così i comuni racimolerebbero altri 2-3 miliardi freschi. L’operazione Imu, stabilita dal governo Monti sulla base di una tesi sostenuta da molti esperti a livello europeo e in Italia, fatta propria da Confindustria e sindacati, consisteva nell’aumento della tassazione patrimoniale degli immobili per ridurre il cuneo fiscale sulle imprese. Ma con le mosse del governo Letta essa ha perso sempre più questa natura. Le ragioni contabili e di cassa hanno prevalso su quelle strategiche e pro sviluppo. Si dovevano tassare i risparmi per ridurre l’onere sui salari, invece oggi l’obiettivo principale è quello di finanziare gli enti locali, con un trittico di tributi immobiliari denominato Iuc, composto da Imu più Tasi più Tari, che consente ai comuni di accrescere le spese o di tappare i buchi occulti nei bilanci. Insomma, si fa di tutto per non incentivare gli enti locali a ridurre e razionalizzare le uscite. La prima casa invece è tassata come prima dell’abolizione voluta soprattutto dal centrodestra, e la pressione fiscale dunque cresce, senza beneficio alcuno per il costo del lavoro o per la riduzione del deficit e del debito. Altro che la “detassazione” millantata a giorni alterni dal ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni.